lunedì 2 novembre 2015

Lettera a Pier Paolo Pasolini



Bologna, 2 novembre 2015

Caro Pier,

desidero renderti chiaro il quadro della situazione di oggi, a 40 anni dalla tua triste morte.
Le condizioni del paese che ti ha ucciso sono ancora più penose di quelle che hai lasciato anni fa. Non è cambiato nulla, ma è peggiorato tutto.
Ci sono stati scontri violenti con tanti morti e feriti, soldi rubati ai poveri per arricchire le casse dei signorotti grassi sporchi di vino e sperma acido. Ci sono stati eroi uccisi, fatti saltare in aria e ridotti in cenere o in carne da macello.
Tre anni dopo la tua morte, hanno fatto saltare un ragazzo siciliano sui binari della ferrovia. Qual era la sua colpa? Era comunista, praticava l’antimafia con versi di amore, predicava la rivoluzione per cambiare il sistema clientelare e corrotto di quella terra “bella e disgraziata”, che è la mia terra.
Venticinque anni fa, poi, hanno ucciso due signori, perché anche loro lottavano contro la Mafia. Forse hanno messo le mani dove non potevano, o forse lo stato non voleva perché oggi tutti devono mangiare, anche i mafiosi.
I poliziotti, gli stessi che comprendevi un tempo, hanno continuato ad uccidere innocenti, a massacrare ragazzi in scuole pubbliche o nelle manifestazioni. Addirittura qualche anno fa hanno ucciso un ragazzo perché si era fumato così tante canne da diventare molesto. Sono stati assolti e il sindacato appoggia la loro causa.
Oggi, se protesti, sei solo un poveraccio che crede di poter cambiare le cose. Non vieni nemmeno ascoltato o preso in considerazione. 
Si, questa non è l’Italia che sognavi tu, e nemmeno io.
I giovani non sono ” il bene più prezioso”, sono solo menti da poter governare e plasmare al meglio, così da farli diventare perfetti burattini del potere. Non devi aver qualcosa da dire,non devi dire niente, devi solo saperti vendere. Altrimenti vieni cestinato. Il potere non è come lo conoscevi tu, quello ancora forse era relativamente accettabile rispetto alla putrefazione che si respira oggi. Quando ti fai una passeggiata post cena fuori Montecitorio, non capisci se quello è il Parlamento o il Cesso della Repubblica.
C’è chi a settant’anni fa uso di cocaina, va con puttane minorenni e diventa l’idolo di tanti giovani in carriera; c’è chi indossa un pezzo di stoffa verde e vuol dividere l’Italia, chi riesce a malapena a parlare per problemi di salivazione e congiuntivi vari, ma poi governa e decide per la tua vita.
Oggi se vuoi fare l’attore non serve saper recitare, devi partecipare ad un reality show. Si, lo so, ai tuoi tempi non esistevano. Ti starai chiedendo cos’è un reality show.
Anche nella nuova musica si respira a fatica. Salvando pochi eletti, c’è proprio una cappa di aridità sentimentale asfissiante. No, non esiste più la poesia. Le ragazzine amano gli stupidotti che cantano parlando e mettendo una parola dietro l’altra con una voce che sfocia sul soave neomelodico. I maschietti, invece, quella che si atteggia come la trash queen di turno. Le mie corde vibrano timide, lontano da quegli amori cantati con ebbrezza stupefacente, da quelle rivoluzioni inneggiate con l'anima. 
Siamo all'amaro, la fase della frutta è già terminata da un po'. Lo so. La nebbia è solo un motivo per accendere i fari e non per mettere giù due versi, la neve è un pretesto per comprare degli stivali, il sole è la scusa per sfoggiare i nuovi occhiali e nascondere lo sguardo. Il mare è solo la meta delle vacanze dei ricchi, o la strada verso la libertà di altri popoli. La bandiera non è più simbolo di libertà, ma di potere. La storia viene camuffata, nascosta, reinterpretata. 
Si produce cultura settoriale, controllata, striminzita. Quello che ne esce è una spremuta di autentica tristezza e sterilità.  Alcuni ti considerano come l’omosessuale comunista pederasta, altri come una della poche menti brillanti e danzatrici dell’ultimo secolo. C’è chi ti odia ma non può dirlo, anche se è un razzista omofobo, perché, dicendolo, crea scandalo.
Hanno cercato di sostituirti con beniamini della tv e di vari talk show, ma con scarso successo. La verità è che non riescono. Non è bastato quel tempo, Pier. L’ Italia aveva ancora bisogno di te, quella stessa Italia che ti ha barbaramente ucciso. 
Oggi si vive in una costrizione sensoriale da elettroshock emotivo. Si ha paura di quello che si prova, di quello che si sente. Sventola la bandiera nera dell'anima. Si vive di scosse quotidiane perché non si sa se esiste più il futuro. E la maggior parte preferisce rintanarsi in casa, a custodire in silenzio quel pezzo di pane che ha la fortuna di poter mangiare. Il prototipo della famiglia “Teorema” esiste ancora, ci sono solo pochi “ragazzi di vita”. Oggi se parli, sei scomodo. E poi si scatena il gioco del “ mobbing”, altro neologismo che ai tuoi tempi non era in voga, forse.


Abbiamo bisogno della tua ironia martellante, della tua spaccante incisività, della tua “anima mozartiana”.
Abbiamo bisogno di leggerti, tutti.



Ciao Pier.





lunedì 16 dicembre 2013

Perchè " Di anestesie e di altri pretesti" ?


La scrittura è il reticolato dal quale non si fugge. Il lettore, il vero lettore, inciampando ne rimane ingabbiato. No, non per sempre.

L'inciampo è pretesto, pretesto di avvio di un processo di liberazione. È un processo di costruzione e di costruzione creativa: il pensiero liberante, unica cesoia di libertà. Il pensiero è consapevolezza, è il pizzico alle corde più profonde, è melodia ed armonia insieme.



"Anestesia" è l'innescarsi di questo processo, sviluppando una catarsi riflessiva che è presa di posizione.                                                 Quindi: pensiero ed emozione come anestesia. 
Gli “altri pretesti” sono le note sul vostro pentagramma, la sfera emozionale nel quale calate il pensiero: occasioni quotidiane. Se non pensi, non funzioni. Evitare la catastrofe è l’imperativo categorico. 

Letteratura,arti figurative e relazionali, musica, poesia, cinema, teatro. Anestesie d'effetto, elaboratori e laboratori di pensiero. Unico antidoto alla catastrofe.

Attraverso pensieri, immagini, interviste, critiche, annotazioni a margine, si arriva a suscitare emozioni, stimolare il pensiero, a fornire spunti creativi,ad innescare processi.
Immaginare,creare,legarsi tra le corde delle parole e poi sciogliersi con l'onda fluente del pensiero.